Ceto medio e sgravi fiscali

Il pacchetto di sgravi fiscali presentato per la prima volta il 29 aprile 2018 e approvato se pur solo con 193 voti dal popolo ticinese dovrebbe ovviare alla perdita di contribuenti facoltosi e favorire imprese che cercano una sede fiscalmente favorevole. Poco o nulla ha offerto al ceto medio ossia a quei contribuenti che con il loro reddito stanno giusto giusto sopra il limite sotto il quale i ticinesi meno abbienti godono dell’aiuto dello stato sociale, uno dei più generosi della Svizzera. E giunto il momento a parer mio di discutere alcune misure che potrebbero ovviare a una fiscalità sproporzionata che grava sul ceto medio, una fascia della popolazione che è il cardine del lavoro, della produzione, dei servizi e in definitiva della salute economica del cantone. Vale la pena di rileggere quanto proposto dall’iniziativa parlamentare generica che Maurizio Agustoni a nome del PPD ha inoltrato il 24 ottobre 2018, una proposta equilibrata e oculata che mira a correggere gli eccessi di imposizione sul ceto medio. Già il fisco federale ha incluso parte degli sgravi proposti nelle deduzioni permesse dalla imposta federale diretta. Sono tre le proposte di ritocco dell’imposizione che elenca Agustoni. Una prima riguarda un aumento della franchigia relativa all’imposta sulla sostanza da 200 000 franchi a 300 000 -400 000 franchi. Compenserebbe i valori di stima della casa propria che sono aumentati e inciterebbe al risparmio personale costituito spesso dal valore dell’abitazione propria. Una seconda proposta sposa la medesima intenzione: la suggerita riduzione del valore locativo dal 90 % all’80-85 % corrisponderebbe a quanto l’attuale giurisprudenza federale già permette e verrebbe incontro a quel ceto medio che con sacrifici e risparmi lavora per ridurre il debito assunto per acquistare una abitazione propria. La terza proposta contenuta nella iniziativa parlamentare generica pipidina è volta al sostegno delle famiglie con figli dove spesso a lavorare sono entrambi i coniugi. Fino ad oggi le deduzioni per le spese di presa a carico dei figli vanno dai 10 000 franchi per redditi fino a 80 000 franchi che si restringono a 5500 franchi quando il reddito famigliare globale supera questa cifra. La legge federale già adesso permette per la presa a carico dei figli deduzioni fino a 11 000 franchi e il Consiglio federale ha di recente proposto alle camere un aumento delle deduzioni a franchi 25 000. La misura magari non farà aumentare le nuove nascite ma a qualcosa servirà per sbloccare una decrescita improvvida della natalità cantonale. Sarebbe peccato per l’economia ticinese , ma anche per una politica generale di parificazione economica dei sessi, vedere donne con istruzione e attività professionali qualificate abbandonare la propria attività per la cura dei figli e subire una forte riduzione delle entrate della famiglia. Gli iniziativisti chiedono giustamente al Consiglio di stato di valutare quanto queste misure di sgravi per il ceto medio inciderebbero sulle entrate del cantone. Un’iniziativa da considerare per la sua assenza di ideologie, per l’aderenza al pragmatismo che dovrebbe informare la calibrazione del carico fiscale : virtù considerevoli, vorrei dire tipicamente “svizzere”. Aspettiamo la risposta del Consiglio di stato con vivo interesse.

Filippo Martinoli
gennaio 2019